Ho sentito le piante “cantare”

Ho sentito le piante cantare. Ed è stata un’esperienza esaltante.

È successo a Seeds and Chips, l’evento che ogni anno raduna a Milano società grandi e piccole, italiane e non, impegnate nell’innovazione del settore food, della produzione e del trattamento dei prodotti della terra. Che non sono solo per la tavola, ma possono essere utili, molto utili, anche per altri scopi. Produzione di energia, per esempio. O come componenti edili, o per costruire strade o altri manufatti. O per abbellire le nostre case, piante e fiori o altro da mettere negli angoli, nei punti di passaggio, sui balconi. O, ed è questo il caso che ci interessa e che mi ha colpito in maniera profonda, come sottofondo musicale delle nostre case.

Già, musica. Ad attirarmi è stato proprio l’udire strane note uscire da una specie di igloo posto nel bel mezzo dell’esposizione. Un igloo trasparente, al cui interno facevano bella mostra diverse piante, probabilmente alcune decine. E come Ulisse, ho seguito la musica fino a trovarmi dentro l’igloo. Ed è lì che tutto un altro mondo si è offerto alla mia scoperta. Un nuovo mondo fatto di piante e di musica.

Ho incontrato anche Pocahontas. Spero non si offenda se la chiamo in questo modo, ma per me Husky Vaniglia è stata proprio come una guida che mi ha aperto una via prima sconosciuta. Avevo già sentito dire degli studi sulle piante e su come “comunicano”, ma trovarsi in mezzo a vegetali che stavano improvvisando un vero e proprio concerto è un’altra cosa! E per chi si stesse domandando il motivo di quello strano nome – Husky Vaniglia – è perché la mia guida, come tutte le persone in quel’igloo, fa parte di Damanhur, la comunità che si trova nelle prealpi tra Ivrea e Biella, e che fin dagli Anni Settanta studia la comunicazione nel mondo vegetale.

“Un’esperienza che ci ha portati a sviluppare un sintetizzatore che trasforma le onde elettriche che le piante emettono in suoni musicali”, mi dice. E mi mostra un piccolo apparecchio, le dimensioni di un decoder come quelli che molti di noi hanno in casa, o un router per un wifi, che Solerà e Devodama hanno sviluppato. Music of the plants, il nome del programma. Musica delle piante: semplice, magari anche banale, ma appropriato. Dei cavi lo collegano alle foglie di una pianta.

“Questa è una kalla”, mi dice Husky Vaniglia. E nel presentarmela, la accarezza. Le luci sul sintetizzatore si muovono, ballano, cambiano colore, da verde a giallo, infine a rosso. Si spengono. E la musica, dapprima acuta ed intensa, diventa profonda, cambia ritmo, si incupisce, fino a spegnersi del tutto. Ho provato anche io, e devo dire che è stato veramente buffo, “sentire” questa kalla che cantava, forte e decisa, quando lasciavo le sue foglie e mi staccavo leggermente da lei, per passare a toni sempre meno forti, sempre meno decisi, e infine zittirsi, man mano che mi avvicinavo, che la toccavo, nelle foglie, negli steli, nella terra. Insomma, “è una pianta introversa!”, mi è venuto da dire alla persona dello stand.

Husky Vaniglia conferma la mia impressione, “la kalla è una pianta che non ama essere toccata, esige un suo spazio”. Come molti di noi esseri umani, insomma. Tale e quale. E come molti, o per lo meno diversi di noi, le piante vivono e “lavorano” in gruppo. Anche questa kalla così introversa e desiderosa di privacy.

Husky Vaniglia collega un altro apparecchio ad un’altra pianta. Stavolta, è una pianta di peperoncino. Nell’aria dell’igloo cominciano a espandersi note diverse: quelle della pianta di peperoncino hanno un che di caldo, di peperoncino, appunto. Diverse da quelle della kalla. A poco a poco, però, le due piante si sincronizzano e “cantano” insieme, una melodia non più cacofonica, ma appunto melodica.

“Succede così, con le piante: iniziano separate, ciascuna per conto suo, poi a poco a poco si integrano, prendono lo stesso ritmo, producono note che possono stare insieme”. Insomma, potrebbero anche insegnare qualcosa, a noi esseri umani.

Ma non è tutto, la mia guida ha in serbo anche un’altra sorpresa. Muove un selettore sul nostro apparecchietto che converte le onde elettriche delle piante in musica, e la melodia cambia. “Possiamo dare alle piante la voce che desideriamo, cambiare ritmo, tono, stile, inserire più o meno strumenti, o lasciare che sia un assolo”.

Perché fare tutto questo? “I benefici delle piante sono noti, e pure quelli della musica. Li abbiamo messi insieme”. Già, è vero: la scienza ci dice che un ambiente ricco di piante e di musica fa bene all’umore, alla chimica del nostro corpo. Crea e diffonde benessere. Quello che Husky Vaniglia e gli amici di Solerà e Devodama, con il loro Music of the plants, hanno fatto, è combinare le due cose, musica e piante. Benessere fisico e psicologico all’ennesima potenza.

 

[Fonte: https://reportingtheworldover.wordpress.com/2017/05/23/ho-sentito-le-piante-cantare/]

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